Reportage sulla gestione del FPA: Le responsabilità -1^ parte.
Quello di cui sopra è uno stralcio dell’intervista al Presidente del Fonage Pavanello, rilasciata poco dopo la sua nomina avvenuta a maggio del 2013.
Il Decreto Ministeriale 259/2012 è solo il regolamento di attuazione dell’art. 7-bis, comma 2, del Decreto Legislativo 5 dicembre 2005 n. 252. Il DM indica i principi per il calcolo delle riserve tecniche e la determinazione dei mezzi patrimoniali di cui dovevano dotarsi i fondi pensione che coprono direttamente i rischi biometrici, le cui modalità attuative sono state ulteriormente specificate dalla Covip con Circolare n. 2949 del 7.05.2014.
E’ quindi un pò riduttivo ricondurre al DM 259/2012 “l’improvviso” squilibrio finanziario del Fonage che ha poi portato al suo commissariamento. D’altronde, se così fosse, sarebbero “saltati” tutti i circa 150 Fondi pensionistici che rispondono al Dlgs 252/2005. In realtà, questi cambiamenti hanno messo in difficoltà i fondi pensione meno efficienti, che hanno faticato ad adattarsi.
In generale, il DM ha spinto verso una maggiore razionalizzazione del settore anche piuttosto condivisibile se vogliamo, ma al tempo stesso ha anche evidenziato le difficoltà di quei fondi che avevano gestione, risorse e/o organizzazione insufficienti per adattarsi al cambiamento normativo. E’ il caso del Fonage, nonostante le dichiarazioni di buona salute del Fondo del Presidente Pavanello secondo il quale il DM 259/2012 “doveva essere la sfida di riallineamento del futuro che ci aspetta in tempi anche molto rapidi”.
Diciamo pure che è stata una “sfida” che praticamente ha perso in tempi “ancor più rapidi”, visto che con delibera COVIP del 16.06.2015 sono stati nominati gli Organi dell’amministrazione straordinaria del FPA.
Non solo per colpa del Pavanello, ci mancherebbe altro. La gestione del Fonage fino a quel momento era evidentemente caratterizzata da investimenti sbagliati, da costi di gestione elevati ed al di sopra della media e soprattutto dalla “liquidazione delle pensioni del passato e, a normativa vigente, da liquidare ancora per numerosi anni (fino al 2029) risultano frutto di una promessa pensionistica squilibrata che ha prodotto pensioni superiori a quelle che si sarebbero potute ottenere da qualsiasi altro fondo di previdenza complementare. L’onere di tale promessa è ricaduto di fatto sugli iscritti attraverso la maggiorazione dei contributi necessari a finanziare, anche pro futuro, il disavanzo patrimoniale che si è creato. Consentire la prosecuzione di tale stato di cose è irragionevole ed errato e quindi è necessario e opportuno, se si vuole salvare il Fondo, che la correzione sia tempestiva e definitiva”.
Quella di cui sopra non è una nostra opinione, ma uno dei passaggi chiave della “Risposta alla lettera del Sindacato Nazionale Agenti del 18/09/2015” del dott. Martinetto, commissario Straordinario del Fonage. Le potete leggere qui le risposte del Commissario → FPA risposta
Quella famosa “solidarietà tra generazioni” nonché il “fiore all’occhiello” unico (sotto tutti i punti di vista) della prestazione definita, non avrebbero mancato di produrre comunque i suoi effetti negativi, visto che la fonte primaria della situazione di squilibrio del Fondo è originata dallo sbilanciamento del livello di prestazioni erogate (o promesse) nel tempo rispetto all’effettiva misura della contribuzione apportata per ciascun Agente iscritto.
“L’analisi puntuale delle posizioni in essere ha evidenziato come si siano nel tempo originate pensioni largamente superiori al valore dei contributi versati con l’effetto di premiare ingiustificatamente le prestazioni attribuite agli iscritti di più risalente adesione. Tale situazione si è protratta fino al 2003, anno nel quale le Fonti Istitutive hanno provveduto ad innalzare il livello contributivo senza tuttavia intervenire specularmente sulle prestazioni. Di fatto, la sperequazione si è ulteriormente ampliata addossando alle generazioni dei “nuovi” iscritti l’onere di mantenere in equilibrio un sistema strutturalmente sbilanciato”.
Questo è quanto si legge nel piano di equilibrio del Commissario Martinetto che nella sua lettera di risposta allo SNA appare anche “indispettito” dall’atteggiamento del Sindacato Nazionale Agenti in merito a domande che si deducono essere piuttosto inopportune e talvolta pretestuose.
In definitiva, viene a confermarsi l’erronea gestione del Fonage fino al suo Commissariamento ed ergo le responsabilità dei CdA che si sono susseguiti.
Nel merito di queste responsabilità, le discriminanti sono due: la presidenza del Consiglio di amministrazione del Fondo che è sempre stata (e continua ad esserlo) espressione dello SNA e l’intramontabile “Questione morale”.
Il legale rappresentante del Fondo ha il potere di agire in nome e per conto del Fondo stesso, rappresentandolo legalmente in tutte le sue attività ed è in grado di indirizzare la politica e le decisioni del CdA che presiede (che poi è quello che sta facendo né più e né meno l’Avv. Libutti ma che al posto suo farebbe qualunque altro manager attento !).
Giusto per intenderci: Quella della Presidenza del FPA non è condizione irrilevante !
Non tragga in inganno il fatto che nel CdA la quota di rappresentanza risulta paritetica tra Imprese ed Agenti, per cui questi ultimi sarebbero legittimati a dire “Ma abbiamo sempre gestito insieme alle Compagnie!”. No signori, il Fondo che presiedete non si chiama “Fondo Pensione Compagnie”, ma Fondo Pensione Agenti, ciò significa che gli interessi, gli obblighi morali e le responsabilità che ne derivano vanno ben oltre il Codice civile e lo stesso Statuto, perché avete in mano il futuro pensionistico di migliaia di vostri colleghi e dei loro familiari.
Non vi perdete le prossime puntate sul Fonage, perchè vi smontiamo un bel pò di “favolette” che vi hanno raccontato.
Il filosofo francese Jean-Pail Sartre soleva dire: “Si è sempre responsabili di quello che non si è saputo evitare”, tra le sue opere più celebri ricordiamo: La nausea (1938), L’essere e il nulla (1947), le mani sporche (1948), Le parole (1964).