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Pensione

In attesa del “lavoro sporco” delle Istituzioni.

Proseguiamo con riportarvi evidenze sul Fonage ben diverse da quelle quelle che vi raccontano da sempre. Chissà, magari gli stessi iscritti SNA avranno la possibilità di farsi un’idea propria che non coincida necessariamente con quella del loro Presidente, dopodiché l’esito delle elezioni è scontato per cui non v’è motivo per temere i nostri articoli (ndr: Presidente stai sereno !).
Dopo essersi reso direttamente protagonista del disastro del Fonage come abbiamo avuto modo di vedere, lo SNA si è furbescamente defilato all’atto cruciale del commissariamento ponendosi nella classica e più comoda posizione di “osservatore dalla finestra”Il buon Demozzi infatti ha lasciato che le Istituzioni (leggasi Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), facessero il così detto “lavoro sporco”, non mancando nel frattempo di opporsi ad un piano di risanamento che avrebbe un pò alleviato le sofferenze dei poveri pensionati (vedremo anche quello).
In verità, non si può neanche dire che lo SNA si sia opposto ma, peggio ancora, ha assunto un atteggiamento subdolo ben sintetizzato dal Commissario Martinetto: “SNA non si è espresso né in senso favorevole né contrario. Considerato peraltro che era stata richiesta una precisa dichiarazione di adesione, devo ritenere SNA contrario al piano” → lettera Martinetto alle Parti sociali.
Un premeditato atteggiamento silente ed attendista affinché si completasse l’opera di tagli e riforme del stesso Commissario Straordinario, per poi riprendere le redini del Fonage con un più affidabile piano di gestione. Non è una nostra deduzione, lo confessa candidamente il Demozzi nello stralcio della video intervista di cui sopra.
Il Presidente SNA, che rientra in quella strana categoria di coloro i quali “non aderivano al Fondo ma ci credevano”, era evidentemente sicuro del fatto che, una volta riportato in equilibrio il Fonage dimezzando le pensioni di colleghi che “aderivano al Fondo e ci credevano in una pensione ben definita che invece avrebbero visto con il binocolo”, la gestione futura sarebbe stata più agevole.
“Ripristinati gli organi sociali a maggioranza SNA” occorreva semplicemente porre in essere una politica gestionale ex novo ben più attenta rispetto al passato. Era infatti prevedibile che le riforme del Commissario, abbinate ad una politica “lacrime e sangue”, avrebbero impattato positivamente sul riequilibrio dei conti agevolando il percorso successivo. Così è stato.
Era altrettanto prevedibile che dopo il disastro di cui sono stati compartecipi, per i signori del Sindacato andare ad aggiungere una politica di pesantissimi tagli per il tramite di un CdA targato SNA, avrebbe significato un “suicidio politico” con inevitabile perdita di consensi.
Ecco il motivo per cui l’assemblea Straordinaria del Fonage del 30 marzo 2015 è stata opportunisticamente disertata dai delegati del Fondo (all’epoca a sola matrice SNA nella sua quota di rappresentanza Agenti). In quella sede il presidente del CdA (per l’appunto di nomina Sna) avrebbe dovuto chiedere l’approvazione di un piano di riequilibrio basato soprattutto sul taglio delle pensioni. Un po’ troppo per l’immagine dello SNA ed il consenso cui aspira spasmodicamente il suo Presidente.
La soluzione a quel punto non poteva che essere l’intervento coercitivo della Covip, che non sarebbe tardato ad arrivare. Di questo ne erano un po’ tutti consapevoli e la nomina di un Commissario sarebbe stata la salvezza dello SNA, perché il Commissario non vive di consensi, non deve essere rieletto, può fare da parafulmine ed attirare su di sé tutte le critiche del mondo.
La “scappatoia” ideale per lo SNA. Il lavoro sporco che avrebbero dovuto fare loro, demandato ad un “soggetto istituzionale” per di più imposto dall’alto: Meglio di così non poteva essere, era l’attenuante perfetta.
Raggiunto quello che gli anglosassoni chiamano “break even point” grazie proprio al “lavoro sporco” del Commissario e ricostituita la gestione ordinaria, da lì non si poteva che risalire semplicemente adottando una più oculata gestione finanziaria e patrimoniale. L’efficiente propaganda dello SNA avrebbe poi fatto il resto, tanto da arrivare a montare la leggenda metropolitana che attribuisce al Sindacato il merito di questo “salvataggio” a discapito di quei cattivoni di Anapa (che dobbiamo dire nella circostanza non si sono dimostrati altrettanto scaltri).
Andiamo per ordine. Chi per primo ha ipotizzato il rischio di Procedure concorsuali (concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa etc.) non è stato Anapa, Unapass o l’Ania, ma un tizio di nome Ermanno Martinetto. Non uno qualunque, ma il Commissario straordinario che con lettera del 09.10.2015 comunicava alle parti sociali questa concreta possibilità (vedere sempre lettera di Martinetto di cui sopra).
Nel leggere la lettera dr. Martinetto, appare evidente che le sue parole sono la conseguenza di un comportamento snervante dello SNA, il cui presidente, tra l’altro, è per consuetudine avulso dal confrontarsi con una qualsiasi controparte laddove al tavolo non sia l’unico rappresentante della categoria degli Agenti di assicurazione. Anche in quell’occasione si è defilato non degnandosi neanche di fornire risposta alle proposte già formulate dal Commissario. Un comportamento a nostro giudizio particolarmente grave ed irresponsabile in quel momento storico.
Il mantra del “noi siamo il più importante Sindacato del globo terraqueo e tutti gli altri non sono un…” impedisce al Demozzi di coordinarsi con le altre associazioni Sindacali degli Agenti che praticamente non esistono in quanto da lui stesso non riconosciute (come ben noto, occorre la sua benedizione in questo senso!). E’ più o meno la stessa motivazione per cui l’ANA 2003, non verrà mai rinnovato fino a quando alla guida dello storico SNA ci sarà questo signore.
Sta di fatto che alle ipotesi paventate dal Commissario Martinetto, il presidente di Anapa e del Ga-Gi si è lasciato andare, sull’onda emotiva, a suggerimenti rivolti soprattutto ai colleghi delle Generali iscritti al Fondo. Lo SNA è da allora che sta cavalcando questa situazione. Non ci sentiamo di condannare più di tanto il dr. Cirasola, perché se il Comandante della nave ti dice che “non è da escludere che affonderemo in mezzo all’oceano”, magari ti preoccupi di suggerire di correre verso le scialuppe di salvataggio (nel Titanic chi per primo ha abbandonato quella che era celebrata come “la nave inaffondabile”, si è salvato la vita).
Tuttavia quando ti contraddistingui per il carattere accentratore che ti porta a fare il presidente di un po’ di tutto (e soprattutto a tutti i costi), è inevitabile che quando ti esponi venga fatto un calderone di tutto ciò che rappresenti e presiedi. 
L’abile propaganda dello SNA, è poi capace di ricamare sull’Orco cattivo le migliori collane di fiabe per bambini.
Non ci pare tuttavia che il Presidente di Anapa si sia mai reso promotore di proposte di chiusura, liquidazione del Fondo o cose simili tirate in ballo dallo SNA. Anzi, dalla lettera del Commissario emerge la volontà di Anapa di salvare il Fondo esprimendo parere favorevole sulla prima ipotesi di risanamento proposta dal Commissario straordinario.
Ma anche di questo tratteremo nelle prossime news, perché abbiamo da smontare un altro “teatrino”. Questo approfondimento giornalistico lo avrebbe dovuto fare la stampa specializzata da almeno un decennio a questa parte, cosicché la propaganda SNA avrebbe avuto molti meno appigli.
Ma la stampa specializzata è la stessa che si è stoppata sin da subito nel pubblicare il dossier sulla società immobiliare del Fonage, mentre sul resto del “giornalismo on line di settore” stendiamo un velo pietoso.