Fonage: Il Fondo a contribuzione e prestazione definita.
Vi forniamo una chiave di lettura diversa sul Fonage, ognuno si faccia la sua idea.
Nel frattempo, stizzito dai nostri articoli sull’argomento, il buon Demozzi pubblica i soliti post su facebook poco attinenti. Tra i “mi piace” spicca anche quello di colui il quale a capodanno pasteggiava al ristorante e faceva la spesa utilizzando la carta di credito del Fonage (fonte Sole24Ore). La vergogna è pur sempre un’emozione autocosciente, per cui l’autoriflessione è essenziale per il suo verificarsi.
Acclarate le responsabilità dello SNA in questo disastro, abbiamo anche visto come si giunge al paradosso per cui lo stesso Sindacato si vanti di averlo “salvato” (pur non avendo alcun merito) salvaguardando anche la prestazione definita.
Parliamo allora di questa prestazione definita. Esiste un dato dirimente che ne certifica il fallimento: il Commissariamento del Fonage.
Non tanto per la decisione estrema ordinata dalla Covip, quanto per il fatto che, oltre a tutti gli ulteriori accorgimenti tecnici, il taglio delle pensioni si è reso indispensabile per il riequilibrio del Fondo. Un “punto di non ritorno” insomma che, in quel preciso istante, ha decretato la morte della prestazione definita, violata nella sua stessa essenza.
C’erano migliaia di aderenti che percepivano una pensione prestabilita ab origine per ottenere la quale avevano versato decenni di contributi al Fonage. Da un istante all’altro, senza preavviso, si son visti dimezzare quelle prestazioni, ci chiediamo: E’ sufficiente quanto accaduto per etichettare questo “fiore all’occhiello” della prestazione definita come un “cactus all’occhiello”?
La totalità dei pensionati del Fonage, hanno la certezza che nel resto della loro vita non si avvicineranno mai più a quella soglia di prestazione definita che era stata loro promessa. Non vi sarà mai alcun avanzo tecnico e/o ridistribuzione utili che un giorno possa consentire loro, nell’ambito delle più comuni aspettative di vita, di tornare a quella soglia originale. Tanto basta (o sarebbe bastato) per decretare la morte di quella “filosofia pensionistica”.
Non è casuale che i fondi a prestazione definita siano rari e molto meno comuni rispetto ai Fondi a contribuzione definita. La legge italiana non li vieta, ma ci sarà un motivo se a partire dalla fine degli anni ’90 ed in particolare con la riforma delle pensioni (come la Legge 335/1995), si è incentivata la transizione verso un sistema pensionistico più sostenibile e basato su fondi a contribuzione definita.
I Fondi pensione a prestazione definita comportano rischi legati alla sostenibilità finanziaria a lungo termine, alla gestione delle risorse, al cambio generazionale ed al livello di iscritti. In generale, il progressivo invecchiamento della popolazione ed il calo demografico, aumenta il numero di pensionati rispetto ai lavoratori attivi, creando una pressione sui fondi pensione. Le pensioni a prestazione definita richiedono investimenti, calcoli ed accantonamenti molto accurati per garantire il pagamento delle prestazioni future, la gestione insomma deve essere ineccepibile, altrimenti potrebbe essere un disastro.
E’ quanto accaduto al Fonage che per di più è l’unico Fondo pensione italiano di lavoratori autonomi a prestazione definita in quanto preesistente alla Legge istitutiva dei Fondi pensione. Anche quella degli Agenti di assicurazione, è una categoria che invecchia sempre di più senza un vero e proprio ricambio generazionale.
Soffermatevi ad osservare le fotografie dei Congressi di SNA o di ANAPA: i partecipanti hanno tutti un’età media compresa tra i 50 ed i 60 anni, gli stessi presidenti delle due associazioni hanno in due quasi 130 anni (!).
I giovani che si avvicinano a questa professione sono sempre meno e normalmente sono pure figli d’arte, vi sembra casuale? La normativa dell’ANA 2003, tanto cara al Sindacato Nazionale Agenti e soprattutto all’Ania che ne trae enormi vantaggi economici e contrattuali, prevede il pagamento di una rivalsa portafoglio con annessi (pesantissimi) interessi. La rivalsa da sola stronca in partenza qualsiasi buon intendimento dei giovani di cimentarsi in questa professione, talvolta anche gli stessi figli d’arte si dissuadono dall’intraprenderla. Sull’ANA 2003 il Sindacato Nazionale Agenti e l’Ania viaggiano in simbiosi, visto che lo SNA fa di tutto per non rinnovarlo quasi a proteggere gli interessi delle Compagnie.
In tutto questo, le previsioni di contribuzione al Fonage sono più o meno quelle previste dall’ANA 2003 (sempre sia lodato !) e sono piuttosto scarne che per sviluppare una pensione dignitosa in un tempo congruo, necessita di essere incrementata in maniera volontaria.
E qui scatta il controsenso dei controsensi. Siamo storicamente e sostanzialmente al cospetto di una contribuzione definita ma che alla fine determina una prestazione definita. Abbiamo tutti i vantaggi della contribuzione definita (aumentabile su base volontaria solo per il contributo integrativo) ed il vantaggio della prestazione definita. Ma il vantaggio della contribuzione definita vale addirittura doppio, perché la Compagnia viene chiamata ad eguagliare il contributo dell’Agente. Oggi, nell’era Libutti, anche personaggi ultracinquantenni “importanti” che hanno assistito dall’esterno all’evolversi delle vicende del Fonage, hanno avuto la possibilità di aderire al Fondo con l’ulteriore vantaggio di non pagare un centesimo del pregresso. Trattasi di una sommatoria di “vantaggi” anche piuttosto rilevanti e quando ci sono solo vantaggi apparenti qualche domanda bisogna farsela, perchè all’improvviso può accadere di tutto.
Nel merito della sostenibilità nel prossimo decennio del Fonage c’è da augurarsi che le nuove leve, di per sé già poche, vi aderiscano visto che al momento la percentuale di ingresso non si attesta neanche alla metà dei nuovi conferimenti di mandato (già pochini di loro!). Non sono da discutere i compensi degli amministratori tra i più alti di tutti Fondi preesistenti (ma se portano risultati, ben vengano!), non ci addentriamo neanche nelle pesantissime penali di riscatto, ma i rischi strutturali del regime della prestazione definita, per di più sulla base di una contribuzione definita, non sono stati neutralizzati.
Tra le altre criticità v’è il fatto che il Fonage non è pubblicamente soggetto all’ISC (acronimo di Indice Sintetico del Costi) in quanto Fondo preesistente e questo se vogliamo è una pecca in termini di trasparenza. L’indicatore riassume in un’unica percentuale le varie spese sostenute dall’aderente a un Fondo pensione nella fase di accumulo, offrendo a chi ha intenzione di aderire o che aderisce, una percezione immediata dell’impatto che tali costi avranno sulla posizione accumulata nel corso del tempo.
La speranza è che il Fondo venga gestito con oculatezza vita natural durante e che investimenti e andamenti di mercato siano sempre in linea.